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Christian Bracich, ceo CPI “La passione è il vero motore”

by pr0v4
Gen , 17
Christian Bracich, ceo CPI “La passione è il vero motore”

L’ospite della conviviale del 7 settembre 2017 del Roraty Club Trieste è Christian Bracich,

giovane e dinamico imprenditore, alla guida di una consolidata realtà nell’ambito della progettazione industriale e dei servizi
La relazione di Bracich ha messo in luce come la crescita industriale di cui la Cpi-Eng, la sua azienda, è stata protagonista negli ultimi anni stia procedendo di pari passo con un’incredibile progresso della tecnica, che egli ha definito «l’inizio di un mondo nuovo». Bracich è il fondatore della Cpi-Eng, nata come studio ingegneristico e in seguito sviluppatasi sull’intero mercato nazionale e internazionale, diventando punto di riferimento per aziende multinazionali nell’erogazione di servizi ad alto valore aggiunto: progettazione meccanica alla certificazione, dallo sviluppo software alla gestione di progetti di innovazione ad elevato impatto.

Dal tecnigrafo all’industria 4.0

«Nella vita ho fatto tre cose: ho lavorato, ho studiato all’Università e mi son dedicato all’azienda», ha esordito Bracich. Ha continuato: «Purtroppo non ho potuto portare a termine gli studi, per motivi di lavoro o meglio ancora di lavori: ne ho svolti parecchi per guadagnare da vivere per me e per la mia famiglia, dal momento in cui mi sono sposato, all’età di vent’anni. Oggi sono qui per parlare di tradizione: quello che ho oggi lo devo infatti a mio padre. Lo ricordo ancora intento a disegnare, nel cuore della notte, perché era appassionato di meccanica. Io, bambino, nel frattempo ero già sotto le coperte».

Nata nel 1989 come studio di ingegneria grazie al padre di Christian, quella che è oggi la Cpi-Eng deve molto alla continuità generazionale della famiglia Bracich. Lo studio, inizialmente specializzato nella progettazione di motori diesel, negli anni si è trasformato in un’azienda di progettazione meccanica dapprima piccola e poi sempre più grande. Spiega il titolare: «La storia della mia azienda comincia negli anni Ottanta, quando era ancora di proprietà di mio padre. Nel 1993 ha dovuto chiuderla a causa di una forte crisi che aveva colpito l’imprenditoria italiana. Dopo qualche anno gli chiesi i contatti per poter riprendere in mano l’attività. Volevo ricostruire tutto da zero e così ho fatto: ricordo che all’inizio avevo solo un ufficio, dotato di una scarna strumentazione, consistente in un computer e una stampante. Era il 2001».

Come anticipato la Cpi-Eng non si occupa solo di progettazione meccanica ma anche dello sviluppo di software e della gestione di progetti di innovazione a impatto molto alto. Ha raccontato Bracich: «Siamo nati come studio di progettazione, dove dunque l’attività principale era il disegno tecnico. Oggi invece siamo una società che segue il prodotto a 360 gradi: spaziamo dal concepimento dell’idea alla ricerca e all’analisi, proseguendo con lo sviluppo del sofware fino alla sua realizzazione finale – ha continuato –.

Una crescita esponenziale

Ci occupiamo di motori, di cui sono appassionato, facendo meccanica d’eccellenza, in collaborazione con Wartsila e altre importanti realtà nazionali e internazionali. I settori che copriamo sono quello nucleare, quello biomedicale e infine anche alimentare, tanto che tra i nostri clienti c’è la Illy. Abbiamo due sedi esterne a Milano e in Moldavia, per un totale di settantacinque ingegneri tra meccanici, elettronici e softwaristi. Il nostro fatturato aumenta di anno in anno di circa il 20%: quest’anno dovremmo arrivare ai 3 milioni e mezzo di euro».
La crescita esponenziale della Cpi-Eng, da piccolo studio ad azienda leader del settore, è andata di pari passo con lo sviluppo dell’innovazione tecnica e scientifica. Bracich ha illustrato l’evoluzione della strumentazione in uso nella sua industria, che nel giro di una trentina d’anni da artigianale è diventata sempre più automatizzata.

La svolta con il 3D

Oggi spesso e volentieri si parla di industria 4.0 e l’ulteriore salto qualitativo che si prospetta all’orizzonte della Cpi-Eng è quello dell’impiego dell’intelligenza artificiale. Ha riferito Bracich: «All’inizio si lavorava con il tecnigrafo e con i lucidi. Ricordo che cancellavo le scritte a mano, per poi riscriverle in inglese. Era così che avveniva la progettazione, in passato: in maniera manuale, con tanto di righello. Lo stesso valeva per la fase di realizzazione del prodotto: armati di scalpello e di martello si costruivano le componenti. Le geometrie erano meno complesse di oggi».

La svolta, secondo Bracich, è stata l’avvento del 3D: «Guardo sempre tre o quattro anni in avanti, in prospettiva per il futuro. Fu così che nel 1995, quando le aziende ragionavano ancora in termini bidimensionali, io mi dotai di sotware a tre dimensioni: questi ultimi permettevano di disegnare progetti estremamente realistici. Esattamente dieci anni più tardi, nel 2005, un’ulteriore evoluzione di questi software permise di simulare le componenti, non più soltanto di disegnarle in tre dimensioni. Da quel momento si può ordinare al computer di costruire un pezzo invece che un altro. È stato un grande rinnovamento rispetto ai prodotti artigianali». E oggi?

Lo stato attuale del progresso tecnologico è spesso riassunto con l’espressione di “industria 4.0”. Dietro questo termine, apparentemente semplice, si nasconde tuttavia l’avvento di un mondo nuovo, che Bracich in conclusione ha provato a delineare.

Ha detto:

«L’industria 4.0 è l’argomento che oggi va per la maggiore, nel mondo della produzione: c’è chi la chiama quarta rivoluzione industriale. Una delle conseguenze inevitabili del cambiamento in corso sarà che  si perderanno diversi posti di lavoro. In compenso si ottimizzeranno le fabbriche: in un futuro non troppo lontano l’intervento umano servirà soltanto a dare il via alla macchina produttiva, che poi compirà in maniera autonoma e automatica ogni altro passaggio – ha continuato –. Nell’arco di tempo che va dalla nascita della mia azienda a oggi ho visto un mondo finire e un altro cominciare. Dobbiamo interrogarci su come adattarci al nuovo. Io cerco di portare conoscenze nella mia impresa, per essere al passo coi tempi. Per fortuna la Regione Fvg stanzia contributi importanti per le aziende come la nostra che fanno ricerca, in collaborazione con le Università e gli enti di eccellenza».

L’adattamento al nuovo è già in atto alla Cpi-Eng. Ha concluso il suo fondatore: «Il nostro progetto più recente è il nostro ultimo software, a cui stiamo ancora lavorando. Sarà in grado di acquisire informazioni dall’esterno come movimenti, vibrazioni, suoni e non solo. Sarà dotato di reti neurali in grado di imparare.
Da un certo livello di sviluppo in poi sarà capace di monitorare la catena produttiva, prevedendo quali macchinari sono in procinto di rompersi, ad esempio. I lavori sono partiti sei mesi fa e dureranno due anni e mezzo».

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